Introduzione

Questi appunti nascono dall’idea (considerata dalla maggior parte delle persone consultate, incluso quelle che mi vogliono bene) azzardata di poter identificare un numero discreto (non infinito) di possibili formulazioni di domande e di risposte tra due o piu impiegati di un’amministrazione pubblica che dialogano per far avanzare un qualunque obiettivo (la mission).

Al di là della robustezza delle analisi o degli argomenti in supporto di quest’idea, quale potrebbe essere l’interesse a stabilire un dominio discreto e finito di dialogo, nella gestione della res publica? Una risposta semplice potrebbe essere: la stessa ossessione che spinge esperti di sistematica a dare un nome ad ogni essere vivente x evidenziare i rapporti di similitudine e relazione tra di essi, fornendo una rappresentazione il piu possibile esaustiva della realtà che ci circonda. Un esempio pratico sull’utilita’ di questo sforzo intellettivo…..: supponiamo che una varietà di crucifere modifichi improvvisamente il suo aspetto (il colore per esempio); se il contadino (o il suo vicino di casa, biologo) conosce il nome del vegetale, può controllare su un database se altri contadini hanno osservato lo stesso fenomeno (magari attraverso una ricerca google). Il contadino potrebbe immediatamente venire a conoscenza che altri contadini, in diversi punti del pianeta, hanno segnalato lo stesso fenomeno. Un organo di controllo globale (come l’Organizzazione Mondiale di Sanità) dichiarerebbe a quel punto emergenza sanitaria. Tutte le crucifere non possono essere mangiate fino a che non si comprende la causa di questo fenomeno (e se si trattasse di un virus?). Milioni di vite verrebbero salvate etc…

L’esempio presentato può apparire un po’ semplice, ma non dovrebbe apparire semplicistico (almeno non al lettore medio spinto da qualche curiosita’ ad entrare in questo sito). Tutto in questo blog, sotto la voce (dialoghi nella pubblica amministrazione agli X-rays) ha un contenuto ‘semplice’, Il target ѐ un qualunque impiegato pubblico (da Kyoto a Chieti): Il segretario, la direttrice, il ricercatore, l’infermiera, il professore, …che operano in una struttura pubblica.

Non sono sicuro nemmeno io se il dominio sia discreto o non, ma poco conta se il teorema rappresenta la realta’ in modo esaustivo o solo approssimativo. Anche se riuscissimo a dare un codice solo al 50% dei contesti dialogici che si presentano periodicamente nelle questioni di amministrazione pubblica, potremmo riconoscere elementi nel dialogo quotidiano all’interno di questi enti (le domande or le risposte) nel 50% dei possibili conflitti che si accompagnano (spesso) alla normale evoluzione dei dialoghi lavorativi. Il codice potrebbe consentire all’impiegato di verificare (attarverso una query) come altri impiegati (in contesti non uguali, ma simili) hanno superato lo stallo.

Agli impiegati (quelli con una o piu decadi di esperienza nella pubblica amministrazione) dunque l’ardua sentenza: se i codici identificati riescono a stimolare o non, certi circuiti di memoria x riesumare contesti da loro vissuti e affrontati durante le loro carriere. Se la risposta ѐ positiva, vuol dire che c’ѐ un elemento discreto nelle relazioni dialogiche all’interno della pubblica amministrazione che potrebbero dunque essere studiate e classificate x la loro pronta riconoscibilita’ durante la gestione quotidiana della res publica. Proveremo ad effettuare una lettura di dialoghi tipici per identificarne una struttura, e proveremo anche a chiederci con quale frequenza quel tipo di struttura dialogica si presenta nel nostro quotidiano lavorativo. A quel punto ci chiederemo quante varianti abbiamo osservato di domande e risposte formulate da noi o dai nostri colleghi, seguendo la stessa struttura dialogica (passando attraverso i contesti piu disparati).

Esempio a questo punto, per accelerare la comprensione:

A1: Salve Dr. A2, vorrei poter fare questa cosa spiegata in queste righe (in allegato); ci sono dubbi sulla fattibilita’? thanks, A1

A2: Questa cosa non si puo’ fare. Non esiste il meccanismo nella nostra agenzia.

In questo dialogo, A2 potrebbe essere il Direttore di un Istituto di Trasporti e Logistica di un’agenzia pubblica sull’ambiente, e A1 e’ un capo dipartimento che vorrebbe accedere a delle informazioni per effetture una certa analisi. La struttura che emerge ai raggi X di questo dialogo utilizza variabili universali (un po’ come in un gioco in scatola…tipo il monopoli….:-)) nel seguente dominio:

Attori: a1, a2, a3.. …(Il segratario, il capo, il fellow)

Cause: c1, c2, c3 (il progetto, l’idea del funzionario per far avanzare la mission, l'intuizione che porto' alla cura dell'epatite C, la lezione del professore di storia sulla guerra fredda che porto' uno studente ad appassionarsi alla cultura Sovietica, la telefonata fatta da un amministratore pubblico ufficiale al suo superiore per accertarsi di una particolare informazione, l'invito ad un determinato esperto (il cui punto di vista e' noto essere troppo conservativo o troppo radicale) a parlare ad una conferenza organizzata all'interno dell'ente pubblico in cui si opera)

Regole: r1, r2…(le regole del gioco, il meccanismo, la normative, la policy, la legge federale, le indicazioni etiche fornite (dalla direzione dell'agenzia pubblica in cui si opera)  su cio' che e' considerato compartamento accettabile o su cio' che e' considerato comportamento non accettabile per un pubblico ufficiale assegnato a ricoprire un determinato ruolo (Attore); regola e' anche: il chair di una conferenza, ma non il capo del dipartimento che promuove una data conferenza, puo' invitare esperti a parlare..questa e' la r238). 

Informazioni: i1, i2, i3…(qualunque forma di conoscenza, le leggi della termodinamica, esempio di informazione e' anche: il dr. Rossi (dell'ufficio stampa), dopo aver ricevuto l'invito dal dr. Paolito  a partecipare come ascoltatore ad una data conferenza (di cui il dr. Paolito e' il chair), ha invitato il dr. Baleari (responsabile dell'ufficio assunzioni) a parlare sulla disparita' di genere nelle carriere dirigenziali.

In altre parole: l'invito dall'ufficio stampa al responsabile dell'ufficio assunzioni e' una causa (c49); la r238 e' una regola, quando l'ufficio stampa o il responsabile dell'ufficio assunzione nella causa c49 ha un nome e cognome, la causa diventa informazione (i67). (***)

Mission: m1, m2, m3 (lo scopo/gli scopi posti dall’agenzia pubblica in cui si opera).

 

L’esempio di cui sopra diventa ai raggi X:

A1: Salve A2, per avanzare la mission (dell’agenzia) propongo di mettere la causa c3

A2: La causa c3 non puo’ essere messa. Non esiste il meccanismo (regola).

[Questo dialogo appartiene alla famiglia dei mechanacei con esempi presentati (sotto) di alcune specie, le xprv12. Se ad un lettore viene in mente un prototipo di contesto dialogico da suggerire per la popolazione del database, può comunicarlo all’email del blog]

tre esempi A e AA e AAA.....

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A1 (Karl, ricercatore capo): Salve Leslie, ho letto l'ultimo articolo del gruppo di Morris sui nuovi dati di inquinamento delle acque da piombo. Vorrei contattarli per parlare dei nostri dati e proporre una collaborazione. Le loro tecnologie potrebbero accelerare la nostra ricerca. Ma, assumendo che siano interessati, secondo lei ѐ possibile spedire a loro campioni prelevati nelle nostre acque?

A2 (Leslie, direttore della sicurezza): Salve Karl, la sua richiesta e' stata respinta.

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AA1 (Prof.ssa Lodati, insegnante scuola media): Salve Preside, ho partecipato il mese scorso ad un workshop didattico sulla comunicazione scientifica, mi ha colpito molto un'intervista sulla scoperta del sistema olfattivo e i rapporti tra sviluppo dell'intelligenza linguistica e capacità di indentificare sottili differenze tra odori. Sarei lieta di spiegarle di piu di questa ipotesi progettuale. I fondi necessari per l'acquisto delle varietà aromatiche sembrano ragionevoli a primo acchitto. Potrebbe essere di interesse alla commissione didattica?

AA2 (il Preside): Salve Prof.ssa Lodati, purtroppo non ѐ possibile. Non esiste il meccanismo nella nostra agenzia per l'esposizione degli studenti a sostanze volatili.

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AAA1 (Max, chimico ospedaliero capo reparto): Salve Dr. De Paolis, se i nostri tecnici fossero abilitati al trasporto delle sonde radioattive dall'edificio D18 al centro clinico, eviteremmo probabilmente i lunghi tempi di attesa che si stanno verificando sempre piu di frequente nell'ultimo mese per via della coordinazione con i contrattisti esterni. So che i nostri tecnici preferirebbero avere il controllo diretto del trasporto della sonda. E' possibile proporlo alla direzione?

AAA2: (Dr. De Paolis, Primario): Ciao Max, purtroppo non c'e' un meccanismo nel nostro ospedale per riassegnare questo tipo di funzione (e offrire training) ai tecnici del suo laboratorio. Ci sono aspetti di tipo assicurativo. Avevamo consultato dei legali nel 2011, ma era troppo complicato, e abbiamo abbandonato l'ipotesi. Ci sono anche ragioni per cui e' meglio che siano i contrattisti a trasportare le sonde radioattive al Centro Clinico. Mi chiami se vuole sapere di piu su quelle discussioni e ragioni. Occorre senz'altro abbattere i tempi di attesa.

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Dopo aver riconosciuto il dialogo e riesumato contesti nei nostri (dico di quelli che hanno lavorato nel pubblico) ciruciti di memoria, possiamo provare (magari divertendoci anche un po’) ad elaborare su quali siano esempi di domande/risposte che risolvono o che amplificano il conflitto durante lo svolgimento del dialogo. Possiamo fornire per esempio il nostro punto di vista su quale percepiamo, tra una lista di opzioni, la domanda/risposta ideale per vincere in questo gioco in scatola (vittoria=raggiungimento della mission) o la domanda/risposta che porta la causa (e/o la mission) alla tomba, attraverso un semplice click.(**) Dialoghi verranno presentati soprattutto nella forma di emails.

Potrebbe essere utile anche produrre esempi di dialoghi in forma audio, per evidenziare il ruolo del tono nell’avanzamento del dialogo. Altri esempi dialogici potrebbero avere una loro rappresentazione teatrale, x evidenziare il ruolo del linguaggio corporeo nell’avanzamento della mission.

Ogni dialogo verra’ trattato in uno spazio inferiore a quello dedicato a questa introduzione (la lettura dovra’ essere un po’ lenta, con pause di elaborazione, per consentire di portare a galla nella memoria, contesti vissuti nelle proprie interazioni passate; meglio se la lettura avanza con una matita in mano , in caso ci sia bisogno di seguire il dialogo e la sua dissezione, attraverso qualche schizzo).

Non possiamo forzare i nostri colleghi, i nostril capi o i nostri subordinati, a dialogare in modo eticamente corretto (sarebbe equivalente a imporre il modello presentato nella risposta/domanda che un pebliscito unversale (fatto di cittadini= il datore di lavoro) stabilisce come ‘ideale\preferenziale’ tra quelle segnalate, disseminando dunque di postille, il contratto che il ‘cittadino’ intende far rispettare ai suoi assunti: i pubblici ufficiali).

Ma possiamo, credo, creare una cultura in cui i nostri colleghi si sentano protetti nel segnalare (empowering), in ogni momento, aspetti del dialogo tra due impiegati di governo che non rispettino certi criteri minimi, semplicemente parlandone (l’unico obiettivo di questo blog). Quali sono? Dopo lunghe osservazioni, sono arrivato alla conclusione che si tratta 3 ingredienti:

logica,

efficienza e

trasparenza.

 

 

Se il dialogo soddisfa a tutti e tre questi criteri, allora ѐ un dialogo accettabile. Ecco, l’educazione ad una lettura dei dialoghi e alle aspettative da parte del datore di lavoro (il cittadino in questo caso, in quanto si tratta di impiego pubblico) può consentire di ridurre il margine di flessibilità che consente al funzionario pubblico di perpetrare comportamenti eticamente vulnerabili, anche continuando ad agire nella perfetta legalità. Dunque l’attenzione ѐ proprio su quel margine di libertà del funzionario pubblico, tra ciò che ѐ legale o illegale (piu facilmente decodificabile) e ciò che ѐ eticamente corretto o no (spesso difficile da decodificare); ("eticamente corretto” utilizzato, in ognuno dei contesti che verranno presentati, come sinonimo di “ideale” per il raggiumento della mission mentre 'legale' in questo contesto include (chiaramente e senza bisogno di dirlo) le leggi e i principi delle Costituzioni sotto cui si opera, ma anche tutte le normative (le regole: r1 r2 r3....r-enne) che gli enti specifici producono per dare indicazioni ai pubblici ufficiali sul loro dominio di azione: quali cause vanno messe, quali cause possono essere messe e quali cause non vanno messe, per il raggiungimento della mission (una sorta di prontuario di interpretazioni di leggi e principi costituzionali, concepite lì dove il funzionario pubblico realizza che le Costituzioni non sempre hanno risposte chiare su tutti i conflitti che si manifestano negli uffici nel corso delle decadi). Se qualcuno si sta chiedendo...ma dove vuole arrivare? ecco proprio qui, a parlare dei tempocaduchi.....dialoghi che tornano spesso di moda, comunque retaggi nostalgici del '900 e piuttosto decodificabili anche dai meno stagionati (seasoned) negli uffici pubblici. Buon recupero delle memorie..:-)!

 

 

mi scuso...per accenti e apostrofi, ....li sto correggendo, ma scrivo su tastiera inglese e dunque uso solo gli apostrofi in prima battuta

(***)

I conflitti nella comunicazione dialogica  tra gli Attori di un'organizzazione pubblica scaturiscono spesso dalla non comprensione del contenuto del dialogo (da una o da piu Attori del dialogo), non di rado da forme inconsapevoli di abuso di uno o un gruppo di Attori su altri Attori; non rari sono anche i conflitti che scaturisco dalla percezione di abuso da parte di uno o piu Attori per via di una conoscenza non corretta del proprio ruolo di Attore; di rado, da forme consapevoli di abuso. Quasi tutti questi dialoghi, piu o meno aggressivi o piu o meno surreali precipitano, soprattutto se utilizzano un approccio quasi esclusivamente verbale (face-to-face), sulla domanda...qual'e' il motivo della discordia? Mi sembra che i motivi si riducano principalmente a due:

motivo numero 1: la causa messa dall'Attore X non e' appropriata. Ci sono due tipi di cause non appropriate: quelle non ideali al raggiungimento della mission, ma accettabili. E quelle non accettabili.

motivo numero 2: l'informazione fornita dall'Attore Y non e' corretta.

L'esercizio di dissezione del dialogo, fatto piu o meno in modo naturale dagli ufficiali pubblici di un'organizzazione, e' alla base di ogni risoluzione di conflitto. Quando questo esercizio non viene fatto con zelo, la risoluzione e' di fatto solo apparente. Conviene sempre partire, in ogni conflitto, nell'affrontare (e dunque escludere) i motivi della classe 2. Per poi procedere sulle analisi, a volte complesse, per affrontare i motivi della classe 1. In sistemi poco trasparenti, con minima circolazione di informazioni, questa sequenza viene dunque, volenti o nolenti, poco seguita. Non e' raro dunque, in tali sistemi, assistere allo sviluppo di analisi profonde su questioni etiche scaturite da contesti e i loro conflitti, di cui pero' non si sa ancora tutto tutto ....e che dunque puo' rivelarsi, col senno di poi, un'inutile digressione dalle attivita' quotidiane necessarie all'obiettivo ultimo: avanzare verso la mission il piu rapidamente possibile. 

 

(**) Il concetto di vittoria in un'amministrazione pubblica richiede una contestualizzazione, che si affrontera' nel capitolo 9 (Darwin e la scoperta della collegialita'). Per ora, basta anticipare che, come in ogni gioco di squadra, si misura il traguardo (vittoria) della squadra cosi come il traguardo dei singoli giocatori.  E riflettere sul seguente paradigma. Mark avanza come un fulmine, ha il controllo totale del pallone, solo il portiere davanti ma un avversario (un vero puledro di razza) spunta sul suo campo di vista, un po' indietro a sinistra. La probabilta' di fare goal e' buona..forse dell'80%. Alla sua destra c'e' Karl, il suo compagno di squadra, anche lui un numero uno; basterebbe passare la palla a Karl, e la probabilita' di fare goal sarebbe del 99%. Mark decide pero' di lanciare il pallone direttamente contro la porta. E' goal! :-)